https://www.youtube.com/watch?v=wxAJBOIJpgw&feature=youtu.be
DIFRANCESCO GHERARDI
Venerdì sera al Centro Famiglia di Nazareth ha avuto inizio il ciclo di conferenzeEducare nel cambiamento, proposto dalla Pastorale scolastica
diocesana.
Onora l’adulto che è in te. Educare è «lasciarsi sorprendere », era il titolo dell’incontro di venerdì, un dialogo tra l’arcivescovo Erio Castellucci e don Armando Matteo, docente di Teologia fondamentale presso la Pontificia università Urbaniana. Don Matteo, nato a Catanzaro nel 1970, assistente centrale della Fuci dal 2005 al 2011, è autore di numerose pubblicazioni sul rapporto fra le diverse generazioni e la fede e sulla crisi del mondo adulto contemporaneo, come L’Adulto che ci manca (Cittadella 2014) eTutti muoiono troppo giovani. Come la longevità sta cambiando la nostra vita e la nostra fede (Rubbettino 2016). Lo abbiamo intervistato sui temi dell’educazione e della genitorialità.
Don Matteo, qual è il nesso fra come l’adulto si percepisce e la sua capacità di educare?
È una questione centrale: l’educazione ha la finalità di sviluppare, nel rapporto fra i genitori e i figli, la venuta al mondo di un altro essere umano, che dovrà diventare adulto e autonomo. Oggi però i genitori tendono a «trattenere» i figli. Non solo, ma è in atto una trasformazione profonda dell’essere adulto, secondo la quale l’adulto rimane giovane più a lungo possibile, identifican-do nella giovinezza non una fase di transizione verso l’età adulta, ma il centro della propria esistenza. Ma per educare devo essere consapevole che non sono eterno e che chi sto educando, un giorno, dovrà prendere il mio posto in mezzo alle difficoltà della vita.
E invece?
Invece, da un lato si proiettano aspettative eccessive sui figli – che sono sempre di meno – avvolgendo il bambino in un’aura di sacralità e cercando di preservarlo dal mondo esterno; dall’altro non ci si rende conto che, come dice Gibran, «i tuoi figli non sono figli tuoi», nel senso che non puoi controllarli, ma devi accompagnarlinella crescita.
In che modo?
A me piacciono tre immagini che riguardano il genitore, ma anche l’educatore: ponte, allenatore, poeta. Ponte, perché collega il bambino e il ragazzo al mondo, permettendogli di fare esperienza e di crescere; allenatore perché dà delle regole. Oggi i genitori vogliono essere amati e per questo temono i contrasti, ma il conflitto può essere necessario algenitore per educare.
Per educare il desiderio, potremmo dire?
Sì, anche. Questo lo identifico più con l’immagine del poeta, che permette di fare esperienza di ciò che non si vede: i desideri da coltivare, il sentimento artistico, quelloreligioso.
A proposito di sentimento religioso: anche questo, come l’educazione, è in profonda crisi…
Il sentimento religioso come trascendenza sta svanendo nella nostra cultura. Ciò impedisce un rapporto sereno con la morte: non ne parliamo più e non siamo più capaci di parlarne ai piccoli. La dimensione religiosa permette di venire a patti con la nostra mortalità e di non rifugiarci in forme di immortalismo legate alla tecnica, al successo, al benessere.
La rimozione della paternità di Dio ha un ruolo nella difficoltà ad essere genitori?
Se ricordiamo che Dio stesso si presenta soprattutto non come un sovrano o come un legislatore, ma come un padre, ovvero che sceglie per sé il ruolo della paternità, ci rendiamo conto del ruolo quasi divino della genitorialità e dell’educazione.
Genitori ed educatori: quale relazione negli ambiti nei quali i due ruoli non si sovrappongono?
Negli ambiti educativi extrafamigliari, il rapporto è spesso difficile, perché se i genitori, come dicevo, idealizzano e proteggono oltremisura i figli, impediscono alla scuola, allo sport, persino alle parrocchie di educarli. Specialmente dove il genitore è anche il «committente » di quell’agenzia educativa. Forse il contesto ecclesiale è ancora quello più favorevole a un rapporto costruttivo fra genitori ed educatori, a patto che ci sia un reale rinnovamento, perché non possiamo più pensare di avere davanti famiglie con il vissuto religioso delle generazioni precedenti.
Il teologo: «Oggi si proiettano aspettative eccessive sui figli, avvolgendo il bambino in un’aura di sacralità e cercando di preservarlo dal mondo esterno; d’altro lato non ci si rende conto che non possiamo controllarli, ma dobbiamo accompagnarli nella crescita»
L’immagine che accompagna la rassegna “Educare nel cambiamento”
Don Armando Matteo, docente di Teologia fondamentale
